Maggio

“Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.”

Aprire gli occhi, guardare oltre e scegliere.

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Magari, magari, magari…magari un cazzo.

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Starti vicino aiuta a capire, aiuta a sentire, a sentire con la tua sensibilità immensa. Aiuta a trasformare la rabbia in dolcezza, a sciogliere i pugni in un caldo abbraccio.
Non ha più senso irritarsi perchè gli attimi di sconforto ci sono anche da questa parte, perchè a volte è davvero più facile capire che contrastare, cedere che resistere.
Mi basterebbe riportare indietro le lancette dell’orologio, a giovedì sera, rivivendo il momento e la prospettiva del giorno dopo.
Voglio guardare la mia vita in prospettiva perchè fermarmi al presente farebbe troppo male.
Voglio pensare che non sia stato scritto ancora tutto.
Voglio pensare che ci sia ancora molto, molto da scrivere.
Voglio pensarti “qui”perchè, comunque sia, Tu ci sei e questa è il fatto più importante.

Insegnami a resistere, insegnami a guardare più in la, insegnami a non avere questa cazzo di maledetta fretta di averti vicino. Insegnami ad avere pazienza. Insegnami a vivere con te ma senza di te.

Non posso insegnarti ciò che anche per me è difficile e, spesso, incomprensibile.

Ma tu ce la fai, tu sei più forte di me

Non credo sia come dici.

I fatti lo dimostrano…poi ti invidio il fatto che riesci a separare le cose…come cazzo si fa? Quando io penso al tuo viso, al tuo sguardo, a come puoi guardare la persona che hai vicino, mi si contorce lo stomaco

Magari non la guardo allo stesso modo, magari non separo un cazzo, magari resisto, magari, magari, magari.
Magari è meno facile di quanto tu possa credere.
Magari la vita non è mai quella che vorresti.
Magari resisto pensando al male che potrei causare e a chi ne soffrirebbe.
Magari sono solo in attesa del momento giusto.
Magari mi piacerebbe fermare questi pensieri: è da questa mattina che c’è questo mood e adesso mi sono stancato.
Per oggi basta….se puoi.

Posso.

C’è un’atmosfera opprimente e non riesco a pensare a noi come due anime grigie.
Non lo accetto soprattutto se penso alle sensazioni che provo quando sono con te.
La vita è già abbastanza buia per spegnere anche le poche lame di luce che riusciamo a rubare. Per un po’ va bene ed è anche comprensibile ma poi credo sia doveroso cambiare registro. Ho la sensazione che a volte tu riesca solo a vedere il buio, quello che manca a quello che vorresti dimenticando quello che c’è; io ci sono.
Non come vorresti ma resta il fatto che ci sono.

Perdonami, non so gestire bene questa voragine…non mi viene bene di “mascherarmi” con te…ma non voglio farti ingrigire o trascinarti nel mio buio…lo dico in tutta serenità, forse è il caso che mi isolo un attimo e ritrovo quella che è la mia armonia, il mio colore…non riesco a cambiare registro, nemmeno se è doveroso…mi passerà, ma è davvero meglio se sto un pò da sola.
Ti Amo…sempre. ricordati solo questo.

Dimenticarmi del tuo Amore: impossibile. Rappresenta una delle poche certezze che ho nella vita.

“Digging your smile apart with my spade-tongue, and the hole is where the heart is”

Sono qui

Sono qui

Ti voglio, ti voglio a guardarmi la spalle, ti voglio vicino

Dentro

Dentro…dove sono io…dimmi che è una malattia questa…

Gravissima anche…

Qual’è l’antidoto?Sei tu? Sei tu la cura? Adoro i nostri scambi di parole, è come stare davanti ad uno specchio, vedi l’altro e guardi tè stesso…oggi pensavo:” adesso glielo dico, gli dico di mollare tutto, che così io non so stare, questa distanza è troppa distanza.” Già, questa distanza è troppa distanza..e mentre formulavo questi pensieri, ho pensato a venerdì sera, ad un particolare dialogo a fior di labbra, quelle piccole e quelle grandi…quando solo tu usavi la bocca, quando il mondo era fatto solo della tua lingua.

Quando la mia lingua era muta e il mio cuore impazziva, Amore. Tu mi mandi al manicomio.

A cena con i miei demoni

Mi hanno chiamato “Angelo” in varie occasioni, in egual misura sono stata chiamata “Diavolo”… oggi sono a cena con i miei demoni.

Non li ho nemmeno invitati, loro si invitano da soli, si siedono accanto, ti stringono la mano anche se tu non vuoi.

Alcuni li conosci da tempo, certi hai imparato ad accettarli, ci hai quasi fatto amicizia,  altri fingi di non vederli, di altri hai paura…tanta paura.

Cerco di spostare lo sguardo su un orizzonte più lontano, cerco di non guardarli, ma loro sono qui intorno e non mi mollano…non respiro nemmeno.

C’è lui, che gonfia il mio ego in maniera smisurata, c’è un demone rabbioso che a volte cresce dentro di me  e vorrei solo urlare: “perchè non sei con me, perchè non sei qui?”. C’è il demone del desiderio sessuale che non si spegne mai, sei una costante droga per la mia anima, per il mio corpo: ti guardo ti voglio, ti guardo, ti voglio…e voglio smettere di amarti, devo, voglio…devo…non voglio, cazzo, non voglio…non voglio!

Ti voglio, ti voglio, ti voglio tra questi frammenti spigolosi di lacrime che mi rigano viso e stomaco, si perchè il mio cuore oggi è nello stomaco… ti voglio in mezzo ai miei demoni, in mezzo a tutti i miei sensi di colpa, ti voglio in mezzo a quello che è sbagliato e in mezzo a quello che è giusto.

 

Non dire una parola

Giovedì sera, un giorno diverso dal solito, tanto che mi avvisa di parcheggiare dall’altra parte della strada, onestamente non lo ricordavo, ma ha poca importanza, sto guidando nella mia bolla magica e il mondo intorno è soltanto mondo intorno…non mi tocca, neanche so se esiste l’altro lato della strada.

E’ nella vasca, sto guardando il nuovo tatuaggio, sto guardando un corpo che mi accende come fossi un fiammifero, sto dondolando su una voce che mi ipnotizza e mi incanta, la mia mano scivola su un corpo che tra poco farà parte di me e mi stravolgerà ancora, ancora e ancora.

Siamo fatti di dettagli io e lui, puntiamo a fare sempre centro quando si tratta di noi, ma ci fermiamo ad osservare anche il contorno di noi più lontano.

Quando è sopra di me, mi perdo nella sua pelle, in quelle spalle che vorrei fotografare e appendere in ogni angolo di casa, il suo corpo nudo mi manda all’altro mondo, mi manda al nostro mondo.

Ha gli occhi piantanti nei miei, ogni tanto li chiude, ogni tanto li chiudo anche io…mi sforzo di riaprirli, voglio vederlo l’uomo più incredibile del mondo, voglio ammirare quel colore scuro, quell’anima fatta di buio e luce.

Lui è dentro di me, ma lo sono in egual misura anche io…cado in quegli occhi forti, dentro un mondo morbido, dentro c’è lui….dentro ci sono io.

Dentro ci sono io.
Dentro ci sono io.

Le mani stringono il mio collo, “senza fiato amore, senza fiato”, sento il mio corpo schiacciato, sono senza aria, dentro di me un calore dolce che dal ventre sale in testa, non respiro, sto sorridendo, non respiro, sto sorridendo ad un piacere nuovo e diverso, lento, calmo…pieno.

E’ la cosa più sbagliata del mondo….è la cosa più bella del mondo.

“Da un punto di vista umano mi hai rivoluzionato però… fuori dal tuo riparo, ho la felicità di un robot”…

“Dovunque vi saranno molte macchine per sostituire gli uomini,
vi saranno sempre molti uomini che non sono altro che macchine”
(Louis de Bonald, “Pensieri su diversi argomenti”)
Automazione dei cuori e dei sentimenti, ho sognato un mondo tutto color dell’oro scuro, un mondo privo di sentimenti, privo di quei battiti veloci del cuore e di quei respiri che fanno la differenza, ho sognato un mondo senza stomaco…un mondo senza emozioni.
Ho sognato di cadere nei tuoi occhi, di toglierti la pelle un pò alla volta e di non trovare niente.
Niente…del tuo mondo alieno.

Piacere io sono Nonasfera, non ti voglio piacere.

Questo fatto di piacere a tutti sta diventando un grosso disagio per me, a volte mi interrogo, che sia il mio atteggiamento sbagliato? Troppo disponibile? A me piace ascoltare, io ascolto le persone, credo sia il mio dono e le persone lo sentono, si aprono e parlano…fin qui, una meraviglia…il problema nasce, principalmente con gli uomini… nasce quando dall’altra parte subentra la richiesta di qualcosa di diverso, il problema nasce quando dall’altra parte la persona inizia a provare un sentimento che non è una semplice amicizia, non è una condivisione di pensieri e stati d’animo, il problema nasce sempre per colpa del cuore.

Possibile che non si possa parlare con un uomo e basta? Non sto parlando di uomini da “una botta e via”, quelli li evito come la peste, parlo di persone che dovrò allontanare prima o poi e che irrimediabilmente ferirò.

Non ti innamorare e non avremo problemi.
Innamorati e dovrò spezzarti il cuore,
perchè il mio è promesso da secoli sempre allo stesso uomo.”

“I suoi sogni costituivano la parte più pura, preziosa e necessaria della sua vita, e per questo trascorreva almeno quattordici ore al giorno dando loro la caccia attraverso la sua mente addormentata.” J. Coe

Tempo fa un amico mi ha regalato un libro: “La casa del sonno” di Jonathan Coe…era impressionato da quello che mi succede quando è notte, ma spesso anche quando è giorno.

Io sogno, sogno in continuazione, riesco a fare almeno una trentina di sogni a notte, da piccola li annotavo appena sveglia su un diario.

Sogno ad oltranza, ora sono talmente brava da riuscire ad entrare nel sogno che voglio, svegliarmi e poi riprenderlo, sono diventata brava a “portarmi” dove voglio…il problema è che spesso, non ricordo il giorno dopo se si è trattato “solo” di un sogno oppure no.

Dove sono quando dormo?

“I suoi sogni costituivano la parte più pura,
preziosa e necessaria della sua vita,
e per questo trascorreva almeno quattordici ore al giorno dando loro la caccia
attraverso la sua mente addormentata.”

La casa del sonno – Jonathan Coe